La nicchia - numero 11 - "IO SONO IL VETRO, IL VARCO, IO SONO IL VOSTRO POETA DI FONDO” - La poetica del Vuoto e del Sacro di CLAUDIA RUGGERI

Voglio ricordare, in questo intervento, l’opera poetica di Claudia Ruggeri (30 agosto 1967, Napoli - 27 ottobre 1996, Lecce) straordinaria poetessa, scomparsa drammaticamente a ventinove anni e che davvero rappresentava una grande promessa per la poesia italiana sebbene, come spesso accade ai poeti più autentici e “puri”, non abbia ricevuto, quand’era in vita, l'attenzione che avrebbe meritato dall’ambiente accademico e letterario che lei ha frequentato con grande fervore e impegno.

 I lettori che vogliano aprirsi alla lettura della Ruggeri siano pronti a scommettere che si troveranno di fronte a una parola poetica da amare o da odiare al primo verso: incontreranno prima di tutto, il suo stile ermetico e criptico che la stessa autrice definiva “barocco”, per l'esattezza “corrotto barocco” come intitola una sua poesia che sarà il prototipo di un’altra sua lirica, più ricordata e meglio conosciuta: “lamento della Sposa barocca (octapus)”. 


Corrotto barocco

dentro la torre che tutto nasconde

alla valanga che tutto ricopre

nella caduta che fissa per sempre

la calce intatta e giro saldo

in alto t’avrei lavato i piedi oppure mi sarei fatta altissima

come i soffitti scavalcati di cieli

come voce in voce si sconquassa tornando folle

ed organando a schiere come si leva, s’alza candore demente

alla colonna che porta la corolla e la maledizione di Gabriele Amore

porta un canto ed un girare intorno

cinque volte l'essere corona ma lontana allo zaffiro che inzaffira

fermo e pare quieto intanto segue adora altra altitudine altra sosta

lo zaffiro che entra e fa divino una luce forse innata e intesa

tutta cima nuda ed in eterno perché lui la tocchi

sposti il perpetuo martirio di letizia lui che la precede

io avrei offerto cornici che indorano radici

poi che mossa un'impronta si smodi

Adotto, tentato cieli

poi che ne escano le torture

se sonno e danza non li disfanno

 

Risalendo all’etimo della parola “barocco” che deriva dal portoghese e che significa “perla irregolare”, è già questo un accostamento per descrivere, in una sintesi suprema, l’essenza di Claudia. La Ruggeri era una perla per la preziosità sua e della sua poetica. Con il suo linguaggio che riprendeva il linguaggio della letteratura cortese di Federico II, essa voleva creare una Lingua nuova in cui il principio fosse l’amore perfetto, quello ideale ed anche eticamente Claudia si muove in questi passi: si definisce “malata, malata d’amore” e non può che decidere di immolarsi davanti allo scontro con un mondo corrotto che non le permette di arrivare all’amore perfetto e ideale a cui anelava. Il barocco è quello stile capriccioso che tenta con orpelli di riempire un vuoto: metaforicamente è anche l’anticamera della modernità. Ề quella stanza in cui ci si traveste per una recita vana ma ormai inevitabile. Claudia è teatrante perché è il riflesso di una vita come “Carnevale” dove la maschera è l’unica possibile risposta alla crisi del soggetto nella società. La poesia barocca di Claudia è anche la poesia della meraviglia e costituisce una maturazione originale ed unica in un Novecento nichilista, minimalista o politico. Il suo linguaggio fatto di “pinnacoli” di assoluto lirismo è come una fiaba dove tutto parla e dove l’Antico ed il Nuovo convivono senza contraddizioni. Trovarsi davanti al lavoro poetico di Claudia significa porsi di fronte a un capolavoro illeggibile e inestricabile (almeno alla prima lettura), a una parola che scorre sulla pagina secondo un ordine e un principio prima di bellezza che di logica e di significanza. Fortini parlerà di “impunità della parola”, ovvero della parola che non può essere definita nei suoi significati. In Claudia tutto si fa simbolo. La sua poetica è fatta di carambole linguistiche, impennate e rallentamenti come se la penna fosse troppo lenta per l’attività vivissima della mente di Claudia.

La sua prima opera, Inferno minore, un poemetto che la Ruggeri dedicò al maestro Fortini, verrà pubblicata postuma due mesi dopo la sua morte sulla rivista L'incantiere, che ne realizza un numero speciale. I versi sono caratterizzati da uno stile colto, raffinato. Nel 2007 l'editore peQuod ripubblica l'opera con l'aggiunta di materiale inedito.

 

Il Matto II (morte in allegoria)

Ninive

“Tu ti dai pena per quella pianta di ricino (…) che in una notte è cresciuta e in una notte è perita: ed io non dovrei avere pietà di Ninive quella grande città…” Giona 4,10

ormai la carta si fa tutta parlare,
ora che è senza meta e pare un caso
la sacca così premuta e fra i colori
così per forza dèsta, bianca; bianca
da respirare profondo in tanta fissazione
di contorni ò spensierato ò grande
inaugurato, amo la festa che porti lontano
amo la tua continua consegna mondana amo
l’idem perduto, la tua destinazione
umana; amo le tue cadute
ben che siano finte, passeggere

e fino che tu saprai dentro i castelli, i giardini
fiorire, altro splendore sai, altra memoria,
altro si splende si strega, si ride, si tira
la tenda e libero si mescola alle carte; ma
i giardini si nascondono con precisione
dove cerchi la larva del tuo femminino e l’arresto
l’appartenenza inevitabile
all’Immagine all’inevitabile distensione
delle terre trascorse delle altre ancora
da nominare chiamarle una poi l’altra tutte
le terre perfette alla mente afferrata
di nomi che smodano scadono che portano
alla memoria o la stravagano.

(crescono ricini presso Ninive
ecco, vedi, come sviene)

Il lungo lavoro sulla verticalità della parola è un prepotente “pastiche” di modelli letterari che ha come base un complesso simbolismo biblico e grecale, fino a diramarsi in un percorso costituito da elementi postmoderni. Tramite la grande vastità dei modelli tratti dalla sua erudizione, Claudia crea una concertazione semantico sintattica che non trova precedenti e forse non avrà neanche un proseguo a causa della grande mole della sua vastità.

Franco Fortini (per cui la Ruggeri nutrì profonda stima e con il quale nascerà un intenso dialogo epistolare) definì la sua poesia " ingioiellata", forse non cogliendo appieno la musicalità che sarebbe diventata più forte del dolore e la metterà in guardia dalle insidie della maniera ovvero dalla ricopiatura dei modelli antichi che per lui erano troppo ingombranti. Per fortuna Claudia non si farà intimidire capendo che proprio questi modelli erano struttura portante e viva della sua poetica e non potevano essere esclusi.

Nel 2010 esce La sposa barocca, sette saggi su Claudia Ruggeri, con interventi, fra gli altri, di Stelvio Di Spigno, Flavio Santi e Mario Desiati. Un contributo importante alla diffusione della sua opera è stato realizzato dalla Casa Editrice Terra d'Ulivi di Lecce con la pubblicazione postuma, nell' anno 2013, della raccolta Canto senza voce, con allegato il documentario video su Claudia Ruggeri, a cura del regista Elio Scarciglia.

 

Soprattutto bellezza

è distrazione

"sei volto, folla o cimitero?"

perché "ritorno"

è quasi avvinghiare

l'agilità del fuoco

passeggiando le parole

nel paesaggio,

spezzarsi

farfalla incendiata

appassionata,

fantasia rampicante

graffiando il suolo più duro

circola miele

per precipitare

baleno sepolto,

per sgusciare

dei sensi

artiglio.

 

Interessante e lodevole, la pubblicazione delle POESIE della Ruggeri, fra cui molte inedite prima di allora, raccolte in volume da “Musicaos Editore” (2018) con il titolo: “Claudia Ruggeri– POESIE Inferno minore) e Pagine del Travaso a cura di Annalucia Cudazzo che propone un paziente lavoro di natura filologica e una prima interpretazione dei componimenti, corredandoli di un commento.

Buona parte dei suoi manoscritti è custodita, oggi, a Firenze, presso il Gabinetto Vieusseux, a cui sono stati donati dalla famiglia, nella primavera 2005.

Dora Laera