Farsi la guerra per amore

Credo sia giunto il momento a quarantasette anni per uno scrittore, non di tirare affatto le somme, ma di affilare la lama della propria penna a sfera, e di iniziare a combattere. Occorre dunque fare sul serio. Alzare l'asticella, ma di continuo. Non che non ci siamo affatto affaticati nel frattempo. Ma qui si vuole stare in serie A, qualsiasi cosa questo voglia dire o significare. L'immaginazione la lasciamo agli scaltri. Qui basti sottolineare che non importa quali calci o sgambetti arriveranno ancora per farci cadere o scivolare nell'invidia dell'uomo comune. A noi interessa esserci fino al midollo, fino all'estrema fatica, superando il limite più inopportuno. Non ci importa la classifica. Quel che conta è la strada che ancora abbiamo davanti, che speriamo assolutamente sia molta, e pure troppa.

Così ‒ come scrittore e in quanto poeta ‒ lancio la sfida agli amici, ai nemici; agli accoliti e agli importuni: insomma, a tutti coloro che si sono fatti case con i soldi di concorsi e concorsini, e persino a quelli che si vantano di vincere concorsi seri, ai quali ormai neppure io credo più.

Quando si è coscienti di possedere un dono. Quando lo si coltiva con responsabilità e tenacia. Quando si crede al proseguo del compito, tutto il resto è zavorra. Persino scaricare e caricare casse al mercato, sopportare i colleghi biechi e ignoranti, diventa cosa di poco conto, se poi, a tarda sera, quando sopraggiunge il crepuscolo, sappiamo che c'è un'inclemente pagina bianca sempre pronta ad attenderci. E dunque ogni problema svanisce. Rinasce la sfida.

Proprio per questo, amici e nemici cari, io lancio il guanto: che abbia inizio per davvero quel farci la guerra per amore, che qualcuno un giorno osò scrivere per primo, forse quale monito; di sicuro, quale provocazione, per dare finalmente una scossa a questo mondo falso e inumano della cosiddetta letteratura italiana.

 

Giorgio Anelli ‒ Diari