La nicchia - numero 119 - Biamonti: una raccolta di saggi, inediti, interviste, trascrizioni di interventi

2026-04-25 19:55

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Rivista letteraria, daniela-bianco,

La nicchia - numero 119 - Biamonti: una raccolta di saggi, inediti, interviste, trascrizioni di interventi

"Leggo dappertutto e di solito scrivo a casa. Non denuncio, descrivo un disagio."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Erano gli anni 2000 quando lessi per la prima volta Francesco Biamonti.[1]

 

 Mi conquistò un titolo, Vento largo, e qualche periodo letto qua e là, velocemente, in piedi in libreria.

 

Di questo libro amai ogni riga.

 

Amai quella Liguria a me ignota fatta di mare e di roccia, di vento e di silenzio, dura e chiusa, quasi nemica a se stessa come gli uomini e le donne che abitano lo sperduto borgo di Aruno.  Amai Vari e Sabel, i protagonisti di questa storia di confine e di confini, dove la solitudine è un dogma e sopravvivere un patto col destino.

 

Ma ciò che più mi rimase, e che vent’anni dopo ancora ho con me, sono gli ulivi. Leggendo, sentii come mai prima la sapienza di un albero primigenio, forte ed elastico, cangiante nei colori e nelle forme. Avvertii la potenza atavica di un simbolo dell’umanità cantato dai poeti di ogni tempo e di ogni luogo.

 

Come spesso mi accade, lessi altro di Biamonti, ed ebbi conferma delle prime impressioni: la scrittura asciutta eppure estremamente poetica di uno scrittore coltissimo che cerca il filo di un senso del vivere che forse non c’è e che in fondo egli stesso sa che non troverà.

 

Comprai in un vivaio un piccolo ulivo, che misi in un vasetto sul balcone.

 

Recentemente ho trovato una raccolta di saggi, inediti, interviste, trascrizioni di interventi pubblicata da Einaudi con il titolo “Scritti e parlati”. Testi brevi, luminosi e tersi come un cielo del mattino in inverno.

 

In “Breve nota autobiografica”, dattiloscritto rinvenuto tra le sue carte, Biamonti scrive così:

 

“Tutta la vita psichica è investigazione, investigazione che cerco di tradurre in immagini. E ognuno è solo su questa terra su sfondi di cielo, di mare o di montagne. Cerco una prosa rapida e meditante.

 

Per ciò che c’è di infinito nella vita, vivere è un po' come navigare. Per Baudelaire il mare è una metafora dell’anima. Nella scrittura si vorrebbe imprigionare il canto delle sirene.

 

(…)

 

La vita slitta di continuo, ondeggia. Il mare riflette il cielo e vi navigano anche i morti. Le cèmetiere marin è un testo fondamentale. Tra oro, marmi e tombe, la vita è sempre all’inizio.

 

(…)

 

 Leggo dappertutto e di solito scrivo a casa.  Non denuncio, descrivo un disagio. La terra forse insegna la calma, la ricerca della verità. Amo le radici della terra, ma anche il cielo e il cosmopolitismo. Ben vengano altri popoli, altri individui: colgono anch’essi il significato delle rocce e dei cieli. (…)

 

La mia giovinezza fu priva di tutto, di libri, di cultura, di scuola; fu angosciante e mutilata. Forse per questo mi piacciono gli emarginati, coloro che hanno una vita nuda, dove tutto è passaggio, transito, clandestinità. L’uomo è l’essere delle lontananze (…) Amerei scrivere un giallo senza fatti, per mutamenti interni, oppure un libro di cieli.

 

 Nella vita c’è sempre una mutilazione.”

 

(Nella foto: l’ulivo, vent’anni dopo)

 

Daniela Bianco

 


 

Dello scrittore ligure, nato nel 1928 e morto nel 2001 si sa relativamente poco. Bibliotecario di confine a Ventimiglia, critico d’arte e studioso di letteratura, visse appartato nell’entroterra ligure, un fienile adattato ad abitazione. Coltivava mimose, prima che il gelo ne fece legna da ardere. Ed ebbe così tempo per scrivere i suoi romanzi.  Parlava pochissimo di sé. Di uno scrittore non esiste la biografia, diceva: lo scrittore è la sua opera.

Ha scritto di Biamonti la rivista online Pangea: https://www.pangea.news/biamonti-einaudi-libri/

Giorgio Anelli

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