La nicchia - numero 127 - Eccoti, maledetta pagina bianca

2026-08-15 00:25

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Rivista letteraria,

La nicchia - numero 127 - Eccoti, maledetta pagina bianca

È notte fonda, come al solito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccoti, maledetta pagina bianca… Finalmente ti guardo.

 

Da quanto tempo non scrivo più? Per quanto tempo non scriverò ancora?

 

Molte cose, oramai, hanno perso senso ai miei occhi; forse non esistono più. Si offuscano. Svaniscono nella nebbia dell’incoerenza.

 

Siamo bravi a corrompere e a corromperci.

Succede tutti i giorni. Accade sempre.

Dannazione!

 

Scrivere, allora, mi dico, dipende unicamente da me.

Conosco bene questa situazione.

Ritornare a scrivere ‒ intendo ‒ tra le macerie, è affare molto serio.

 

Daniela, invece. Daniela è altro.

 

È notte fonda, come al solito. E mi ritrovo qui, solo. Lei già dorme che è una meraviglia guardarla.

 

Stamattina abbiamo nuovamente affrontato l’ignoto, per sentieri di montagna stranieri, estranei al mio battito.

 

Affrontare le paure, i limiti. Perché?...

 

Daniela affronta tutto: lei sì che sa leggere libri. Lei sì che sa scrivere.

 

Io.

Io, invece, faccio finta.

 

Ho sempre fatto finta. Tributario di un dono.

 

Non mi sono mai veramente addentrato tra i boschi delle parole. Non mi sono mai cibato delle loro bacche sillabiche nell’ignoto dei sogni.

 

Ma se, al contrario, mentissi a te lettore come a me stesso…

Se ti dicessi che una fiamma ancora ravviva il bosco selvatico del mio cuore inquieto. E che sono qui, a maggese, in attesa di parole nuove, mentre mi cibo di rabbia e angherie, di paesaggi, di libri inimmaginabili, e di potenti grandiose poesie…

(Giorgio Anelli)

 

 

Canzone

 

   Le nuvole sono legate alla terra ed al vento.

Fin che ci saran nuvole sopra Torino

sarà bella la vita. Sollevo la testa

e un gran gioco si svolge lassù sotto il sole.

Masse bianche durissime e il vento vi circola

tutto azzurro – talvolta le disfa

e ne fa grandi veli impregnati di luce.

Sopra i tetti, a migliaia le nuvole bianche

copron tutto, la folla, le pietre e il frastuono.

Molte volte levandomi ho visto le nuvole

trasparire nell’acqua limpida di un catino.

Anche gli alberi uniscono il cielo alla terra.

Le città sterminate somiglian foreste

dove il cielo compare su su, tra le vie.

Come gli alberi vivi sul Po, nei torrenti

così vivono i mucchi di case nel sole.

Anche gli alberi soffrono e muoiono sotto le nubi

l’uomo sanguina e muore, ‒ ma canta la gioia

tra la terra ed il cielo, la gran meraviglia

di città e di foreste. Avrò tempo domani

a rinchiudermi e stringere i denti. Ora tutta la vita

son le nubi le piante e le vie, perdute nel cielo.

 

Cesare Pavese

 

Giorgio Anelli

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